QUANTO COSTA GANZ AL MILAN? – di Alessandro di Noia

Pubblichiamo, come spunto per la trasmissione sul Milan Femminile di questa sera che andrà in onda sui canali Twitch di Milanisti 1899 e YouTube di Fratelli Rossoneri, una riflessione di Alessandro Di Noia che ribalta il punto di osservazione indagando non quello fatto fino ad ora ma quello che potrebbe succedere.
NOTA BENE: il pezzo è stato scritto ben prima che iniziassero a circolare le voci sui cambiamenti probabili nella dirigenza del settore femminile rossonero.
Buona lettura

La serie A femminile ha appena vissuto la sua prima stagione professionistica.
Questo cambiamento fa sì che le giocatrici vengano trattate come lavoratrici a tutti gli effetti, con relativi contributi, previdenza ecc.
Allo stesso tempo viene data la possibilità ai club di fare contratti per più stagioni e di operare come per le squadre maschili, quindi anche facendo calciomercato vendendo i cartellini delle giocatrici.
Ora non bisogna cadere in errore e pensare che questa svolta porterà (nell’immediato) a cifre uguali a quelle della serie A maschile, ad oggi il minimo contrattuale per una calciatrice professionista in Italia è equiparato alla serie c maschile.
Però apre alle società che vorranno investire in questo settore diverse possibilità, prima fra tutte quella di ottenere dei risultati (sportivi ed economici) a fronte di spese relativamente basse.

Io sono convinto che le squadre che oggi hanno un buon progetto sportivo si troveranno avanti rispetto alle concorrenti se il settore dovesse crescere e portare maggiori utili, con il vantaggio di aver investito poco.
Nel mio ragionamento su quanto costa Ganz come allenatore del Milan femminile voglio guardare alle prospettive di un settore potenzialmente in crescita, senza tirare fuori numeri (non sono un ragioniere) anche perché le cifre non sono note (almeno, non con una semplice ricerca sul web).
È evidente che il solo stipendio (più le spese per lo staff tecnico) non incidono molto sulle casse del Milan però, a mio avviso, il peso di Ganz si sta facendo economicamente sempre meno sostenibile in vista del futuro prossimo della società.
Abbiamo ammirato tutti i quasi 40.000 spettatori dell’Olimpico per i quarti di finale della Champions femminile, e non possiamo negare che il “3 fontane” sia quasi sempre pieno.
I biglietti portano utili alla società (o perlomeno aiutano a sostenere le spese) e lo stadio pieno (insieme al bel gioco) da una buona immagine e attira nuovi spettatori, ad un tifoso entusiasta poi puoi vendere magliette e merchandising.

Il Vismara invece si sta tristemente svuotando.
In occasione della sosta del campionato maschile per le partite della nazionale qualche tifoso a digiuno di calcio femminile ha provato ad andare al Vismara per Milan-Fiorentina, purtroppo i feedback sono stati negativi e mi hanno aperto gli occhi: io vado a vedere le partite delle ragazze perché sono del Milan e perché mi dispiacerebbe non essere lì a sostenerle quando posso.
Ma, razionalmente, non è così allettante spendere soldi per vedere del brutto calcio, in una struttura che offre due macchinette per bevande fredde e calde, e dove se piove molto alcune file di seggiolini si prendono l’acqua.
Così quelli che erano con noi per la prima volta a vedere la gara contro le viola potrebbero decidere di non ripetere l’esperienza.

In questo momento quindi la squadra di Ganz rischia di respingere i tifosi.
Questa cosa però rischia di diventare un problema anche in fase di calciomercato:
non so con quali argomenti la società convincerà Martina Piemonte (in stato di grazia sportiva) a rinnovare cosa che, infatti, non è riuscita. Allo stesso tempo non capisco come potremo attirare giocatrici forti se non partecipiamo nemmeno al preliminare di Champions.
Qui vedo il rischio di un circolo vizioso in cui ogni anno la squadra perde le calciatrici più forti per l’assenza di un progetto chiaro, esce sempre più presto dalla lotta per i primi due posti e galleggia a centro classifica.
Intanto il gap con le prime della classe aumenta e recuperare diventa sempre più costoso.
Ed ecco che un tecnico che non ha saputo dare un’identità precisa a questa squadra nelle sue (finora) quattro stagioni rischia di costarci ben più caro del suo stipendio.

Alessandro Di Noia

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